Vicino Oriente

OBOE vicino oriente

vicino oriente

Vicino Oriente. L’Oboe del Vicino Oriente è conico, tranne poche varietà. E’ costruito in legno e passato al tornio cosicché è liscio e perfettamente rotondo; in fondo si allarga per formare la campana. Occasionalmente la campana è di metallo. Dei 6 o 7 o 8 + b fori per le dita, gli ultimi tre in alto possono venire occlusi con un meccanismo girevole interno che ha l’effetto del capotasto mobile delle nostre chitarre: esclude una parte dell’estensione dello strumento. L’esecutore tiene l’ancia doppia completamente entro la bocca e le sue labbra tese poggiano contro un disco circolare che circonda l’ancia nel punto d’innesto entro il tubo. Egli è allenato a soffiare senza pause per la respirazione, come altri esecutori orientali di canne ad ancia: in Egitto l’autore venne informato che coloro i quali apprendono la pratica s’esercitano in questa tecnica con un bambù immerso nell’acqua. Già s’è detto di questa maniera di sonare trattando dei clarinetti doppi dell’Egitto.
La più antica testimonianza di un oboe conico si trova su monete giudaiche del II secolo d.C. Con la conquista maomettana, questo genere di oboe si diffuse per tutto il mondo dell’Islam, dalla Turchia al Madagascar, dal Marocco all’Arcipelago Malese e anche oltre: sul Tibet e in Estremo Oriente (Tav. XII c). I nomi classici sono surnayà in persiano e mizmar in arabo. Tuttavia, varie regioni adoperano i loro termini idiomatici: in Algeria e in Marocco esso vien denominato gaita (diviene rheita nelle bande dei reggimenti coloniali francesi, poiché il suono in arabo è un intermedio tra gh ed r); a Tripoli e in Tunisia l’oboe vien chiamato zúgra. L’autore ha trovato in Egitto le denominazioni moderne sibs per una varietà di minori dimensioni e aba (dal francese hautbois) per una varietà più grande. Ambedue i modelli d’oboe fan parte d’un complesso denominato tabl baladì che suona ai matrimoni e alle processioni per la circoncisione. Esso consiste di tre oboi dal suono penetrantissimo, due più grandi e uno piccolo sonato dalla guida del complesso, un paio di timpani, nagrazdn, e un tamburo cilindrico, tabl baladì, dal quale il complesso ha derivato il nome. Nel taqsim, o preludio, i tamburi tacciono; il sibs suona la melodia mentre gli oboi più grandi sostengono un bordone. Nella seconda parte, quando si aggiungono i tamburi, i due oboi più grandi accompagnano il sibs all’ottava inferiore. Dev’esser questa un’antica consuetudine, dacché lo stesso vale per gli oboi turchi surle sonati dagli zingari croati.

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