Oboe nell’Antichita’

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Flauti e strumenti ad ancia si trovano raffigurati raramente nei documenti che ci restano della civiltà mesopotamica…Oboe nell’Antichita’…

Oboe nell’Antichita’…come del resto gli altri strumenti a fiato: venivano infatti preferiti strumenti a corda. I flauti sembrano essere stati introdotti nella musica rituale solo verso il 2600 a.C., come suggerisce una iscrizione su un sigillo cilindrico del re sacerdote Gudea: « En-lulim, il pastore dei capretti di lulim, per il Signore Ningirsu, era te­nuto per il suo culto a coltivare diligentemente il flauto onde colmare di gioia la corte di Eninnu ». Su un arcaico sigillo sumerico conservato al Louvre è rappresentato un pastore seduto, intento a sonare un lungo flauto diritto mentre il suo cane pare ascoltarlo attentamente. Sarà forse En-lulim? Il termine sumerico per indicare il flauto diritto era ti-gi, la sillaba gi significando « canna »; la lingua accadica modificò la forma sumerica in tigú. Un secondo vocabolo gi-gid, ossia « lunga canna » (in accadico ntalilu), può riferirsi allo stesso strumento. Può darsi che sia stato in uso il dispositivo meccanico del flauto a fessura interna, ma solo in un flauto globulare di terracotta. Uno strumento simile, proveniente da Babilonia, era conservato nel museo della Royal Asiatic Society in Londra, ma scomparve disgraziatamente alcuni anni addietro. Alcuni degli strumenti aerofoni dell’iconografia mesopotamica possono essere ritenuti ad ancia. Le imboccature non sono distinguibili e anche la posizione dello strumento può trarre in inganno. Pur se ci si aspetterebbe la positura d’un aerofono ad ancia in linea con la bocca e quasi ortogonale perciò al corpo dell’esecutore, i lontani artigiani che modellarono le goffe statuette di terracotta riportate alla luce dagli scavi fecero il sonatore con lo strumento nella posizione verticale normalmente propria al flauto, vicino al corpo, indotti a ciò dalla necessità di evitare la più difficile forma aggettante. Inoltre si tratta d’uno strumento con la caratteristica canna doppia; ora, in tutte le regioni dell’antica area mediterranea e nel Sud-ovest dell’Asia furono in uso strumenti ad ancia a canna doppia, mentre il flauto era a canna singola. Strumenti del genere possono essere stati degli oboi, con una ancia doppia quindi; o clarinetti, con un’ancia semplice: ambedue i tipi saranno dettagliatamente descritti nel prossimo capitolo. 1 clarinetti doppi erano sempre uniti strettamente tra loro senza distanziarsi d’alcun grado, men­tre gli oboi erano divergenti. È questo precisamente che ci per­mette di affermare, sempre limitatamente alle conoscenze stori­che in nostro possesso, che gli aerofoni ad ancia della Mesopotamia appartenevano alla famiglia degli oboi. Ci sono rimasti strumenti ad ancia del periodo; l’University Museum di Filadelfia conserva due sottili tubi d’argento con quattro fori per le dita ciascuno: senza dubbio alcuno essi formavano uno strumento a canna doppia simile ai numerosi oboi doppi ritrovati materialmente o raffigurati in dipinti o rilievi dell’Antico Egitto. Dal momento che i due tubi provengono dalla necropoli di Ur, una loro data approssimativa può essere fissata intorno al 2800 a.C., vale a dire 130 secoli avanti che gli oboi facessero la loro prima apparizione in Egitto. Non è probabile tuttavia che gli oboi siano stati introdotti nel­l’area egiziana da Babilonia. Dall’analisi della loro diffusione nell’antichità, Mediterraneo e Vicino Oriente inclusi, noi siamo portati a concludere che gli oboi siano stati creati nel mondo semitico, in un punto tra l’Asia Minore e l’Arabia. Ciò trova conferma nei loro nomi mesopotamici. Invece di un termine su­merico passato con mutazioni fonetiche nell’accadico, l’oboe vien designato col vocabolo semitico halh, allatu, equivalente all’ebrai­cohalil; scritta con i caratteri cuneiformi di Babilonia questa parola veniva pronunciata gem in sumerico (ed è forse possibile ritrovarne traccia nella forma nominale gem§al che designa 1’o­boe presso i Kurdi, gli eredi nomadi delle antiche genti mesopota­miche). Tanto il termine sumerico che quello accadico erano scritti col determinativo che indicava il metallo; e questo lascia intendere che la canna era stata generalmente soppiantata da qualche metallo, come nel caso del doppio oboe in argento che abbiam detto trovarsi nell’University Museum di Filadelfia. Un secondo nome, imbubu o ebubu, che appare in un testo di Assur scritto intorno all’800 a.C., è semitico anch’esso e corrisponde all’ebraico e siriaco abfib. I termini possono essere stati sino­nimi, dal momento che i trattati talmudici asseriscono che abúb e hal1l in ebraico stavano ad indicare lo stesso strumento.

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