Affidare la vigna

…C’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano…

Affidare la vigna

Matteo 21,33-43

Affidare la vigna. 33 Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. 34 Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. 35 Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. 36 Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. 37 Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. 38 Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. 39 Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. 40 Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?”. 41 Gli risposero: “Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo”. 42 E Gesù disse loro: “Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi? 43 Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti.

AFFIDARE LA VIGNA
La nostra vita è come una vigna che non abbiamo voluto noi, non abbiamo piantato noi, non l’abbiamo resa possibile noi, ma che, alla fine di tutto, ci è stata affidata con un atto di fiducia che si manifesta attraverso l’assenza del padrone.
Gesù racconta questa parabola forse anche per ricordarci che, la radice della nostra serenità, risiede nella consapevolezza di non essere noi i veri padroni di tutta questa grande avventura della vita.
A noi mette angoscia sapere che non abbiamo il controllo di tutto, che le carte dicono che siamo solo degli affittuari. Così, finiamo per comportarci come quei vignaioli, e tutti quelli che ci ricordano di dover rendere conto di questo “comodato d’uso” li facciamo fuori.
Nella nostra testa essere liberi significa fingere di essere i padroni. Ma la libertà è un’altra cosa. La libertà è accettare di coltivare questo campo della vita sapendo che il padrone si è fidato di noi, e se tornerà (e tornerà!) lo farà per non farci essere in eterno degli operai.
Se accettassimo questo ci accorgeremmo che la morte è solo la fine di una giornata lavorativa e non la fine di tutto.

“Guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna, proteggi il ceppo che la tua destra ha piantato, il germoglio che ti sei coltivato.” (Sal 79)

le sorelle clarisse

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